Marche: scenari territoriali

Negli ultimi anni (2011-2018) l’andamento della popolazione dei maggiori comuni delle Marche è stato abbastanza diverso, oscillando dal -3,5% di Ascoli Piceno al +5,6% di Civitanova Marche (grafico 1).

   Le differenze nelle traiettorie di crescita demografica sopra indicate rimandano a un tema centrale della recente storia economica delle Marche. Tra gli anni Settanta e Ottanta sembrava possibile parlare di un “Modello Marche” – come suggerito nella lettura della traiettoria di crescita e sviluppo proposta da Giorgio Fuà in un contributo che ha segnato il dibattito scientifico e il dibattito pubblico sullo sviluppo locale in Italia (Fuà, Giorgio. 1983. “L’industrializzazione nel Nord Est e nel Centro.” In Industrializzazione senza fratture, edited by G. Fuà and C. Zacchia, 7-46. Bologna: il Mulino. Uno dei caratteri che definivano il “Modello Marche” era la diffusione territoriale della crescita economica. Nella fase del ‘decollo industriale’ che inizia nel 1951, l’espansione del settore manifatturiero e dei servizi privati – e la conseguente urbanizzazione – si era manifestata intensamente in quasi tutti i maggiori comuni. Per ragioni storiche – il secolare ruolo dell’agricoltura come base economica della Regione – tali comuni erano distribuiti sul territorio in modo equilibrato: le Marche sono un caso paradigmatico di policentrismo. Era avvenuta una forte de-antropizzazione di gran parte delle aree interne, ma la diffusione territoriale della crescita economica aveva rafforzato anche comuni interni – Ascoli Piceno, Tolentino, Fabriano – che stabilizzavano in termini di servizi pubblici e privati una larga parte delle aree interne.

Negli anni Ottanta, la traiettoria di sviluppo spaziale ed economico che aveva motivato la formulazione del “Modello Marche” ha iniziato a cambiare. La crescita demografica ed economica (occupazionale) dei maggiori comuni si differenziano profondamente. I grafici 2 e 3 illustrano questo fenomeno. Ancona e Pesaro, le due più grandi città delle Marche, hanno seguito dal 1971 traiettorie demografiche divergenti (Il terremoto che ha colpito Ancona nel 1972 deve essere ovviamente tenuto in considerazione per interpretare il profilo temporale della popolazione ma non spiega 50 anni di declino e stagnazione demografica.) Divergenti sono state anche le traiettorie di Fano e Ascoli Piceno. Come nel caso di Ancona, il declino demografico di Ascoli Piceno inizia nel 1971 e continua sino ad oggi (grafico 2).

Nel grafico 3 sono visualizzate le dinamiche demografiche – non omogenee – di Macerata, Jesi, Civitanova Marche e Senigallia. Tutti e quattro i comuni hanno trend di crescita accelerati fino al 1971. Poi, tra il 1971 e il 1981 Macerata e Jesi rallentano la crescita demografica per iniziare una lunga fase di de-crescita, mentre Senigallia e Civitanova Marche crescono costantemente per tutto il periodo e superano come numero di residenti Macerata e Jesi.

L’evidenza empirica illustrata nei grafici 1-3 è parziale e preliminare, ma è sufficiente per sollevare la seguente domanda: come sta cambiando l’organizzazione territoriale della Regione per effetto dell’eterogeneità delle dinamiche demografiche. Per rispondere è necessario aggiungere la prospettiva transcomunale nell’osservazione delle dinamiche territoriali e non fermarsi alle dinamiche comunali.

Dalla fine degli anni Ottanta l’Istat legge il territorio italiano in termini di “sistemi locali”, insiemi di comuni contigui che si sono territorialmente integrati – l’ultimo esercizio di identificazine è stato condotto di recente (Istat. (2015). La nuova geografia dei sistemi locali del lavoro. Roma: Istat). Tutti i maggiori comuni delle Marche sono considerati ‘centri di gravità’ (‘centroidi’) di territori più vasti che devono essere interpretati come i loro hinterland. Le dinamiche socio-demografiche del centroide e dell’hinterland sono strettamente legate.

Negli ultimi anni (2011-2018) si è manifestato un fenomeno che non si verificava dagli anni Settanta: la popolazione dell’hinterland di alcuni dei maggiori comuni – ad esempio, di quelli indicati nel grafico 4 – ha iniziato a diminuire. Questo fenomeno assume un particolar rilievo quando – come è accaduto ad esempio per Ascoli Piceno e Macerata – si una diminuzione della popolazione sia nel centroide che nell’hinterland.

  

Il “Modello Marche” si caratterizzava per la sua capacità di generare a parità di crescita economica più sviluppo – più benessere individuale – di quanto facessero i modelli di altre regioni. Ciò dipendeva in gran parte dall’equilibrio territoriale che la traiettoria di crescita economica e demografica sembrava garantire. Nei quaranta anni che ci separano da quella interpretazione l’organizzazione spaziale, economica e sociale delle Marche è però profondamente cambiata e sta ancora cambiando. Sullo sfondo della transizione economica, sociale ed ecologica che le città e i territori dovranno inevitabilmente realizzare nei prossimi due decenni, l’evidenza empirica sulle dinamiche territoriali suggerisce di tornare a riflettere con urgenza sulla traiettoria di sviluppo economico e spaziale delle Marche.