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Policentrismo e manifattura nelle Marche

Nelle Marche l’industrializzazione si è manifestata con un grado di diffusione territoriale molto elevato nel periodo 1950-1980. La mobilitazione imprenditoriale ha avuto un carattere endogeno: è stata generata dalla struttura delle società locali e si è territorializzata dove si è generata.

Le differenze nei tassi di crescita del settore manifatturiero tra le maggiori città sono state forti, le aree interne hanno subito un tracollo demografico, ma la territorializzazione della produzione manifatturiera è stata sufficientemente diffusa da non mettere in discussione il paradigmatico policentrismo che caratterizzava la Regione all’inizio degli anni Cinquanta.

Il Grafico 1 racconta aspetti interessanti della relazione tra industrializzazione e policentrismo nelle Marche. Esso mostra l’incremento degli occupati nel settore manifatturiero nel periodo 1951-1981 nei maggiori comuni e nel loro hinterland come definito dall’Istat. (Il Grafico 1 si riferisce ai comuni che nel 1951 avevano una popolazione superiore a 15.000 abitanti e che sono poi diventati, secondo l’analisi dell’Istat, ‘centroidi’ di sistemi urbani più vasti).

Grafico 1 – Variazione assoluta degli occupati nel settore manifatturiero (1951-1981)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In tutti gli hinterland l’occupazione manifatturiera cresce in misura elevata, spesso più che nel centroide. Gli hinterland dei comuni presi in esame sono più o meno vasti, composti da un numero variabile di comuni, dalle dimensioni inferiori o molto inferiori rispetto al centroide.

Il Grafico 1 mostra che nelle Marche l’industrializzazione si è manifestata per ‘aree vaste’ – o per ‘sistemi locali’ – organizzate attorno a città (‘centroidi’) nelle quali si producevano servizi pubblici e privati di rango superiore. Ai 15 comuni considerati corrispondono 15 aree vaste per un totale di 139 comuni.

Nei decenni 1981-2011 le Marche si sono de-industrializzate – ma in modo territorialmente asimmetrico (Grafico 2). In numerosi sistemi urbani l’occupazione manifatturiera è crollata sia nel centroide che nell’hinterland – Ancona è il caso più eclatante. In altri comuni – Pesaro e Jesi – l’occupazione manifatturiera è aumentata nell’hinterland ma è diminuita nel centroide. In altri – Fano, Recanati e Urbino – è aumentata sia nel centroide che nell’hinterland. In sintesi, si può affermare che in questo periodo inizia a manifestarsi una polarizzazione della produzione manifatturiera.

Grafico 2 – Variazione assoluta degli occupati nel settore manifatturiero (1981-2011)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Naturalmente, il settore privato dell’economia delle Marche non è solo manifattura, ma anche agricoltura e servizi privati. Nelle città di rango amministrativo più elevato molta occupazione è generata dal settore pubblico. Considerato quanto è diventata elevata l’occupazione nei servizi privati, la relazione tra territorializzazione della produzione e policentrismo è profondamente influenzata da come le imprese che operano in questo settore – un insieme assolutamente eterogeneo per tipologia, dimensioni, logiche di aggregazione spaziale e capitale edilizio – si territorializzano (e quale morfologia spaziale generano).

Nell’ultimo decennio l’economia delle Marche ha attraversato una fase difficile – come l’intera economia italiana. I processi di de-industrializzazione e i processi di frammentazione nella produzione dei servizi privati hanno continuato a manifestarsi, e con maggiore intensità. Tra breve i dati dell’Istat forniranno gli elementi per un resoconto preciso delle trasformazioni dell’economia della Regione – e sarà possibile tornare a riflettere sui caratteri dell’organizzazione territoriale delle Marche. Operazione conoscitiva necessaria per definire una strategia di transizione della società marchigiana che incorpori vincoli della sostenibilità ambientale e della coesione sociale – e delinei uno scenario di sviluppo economico per il prossimo decennio.